Gay & Bisex
La leggenda della saponetta
Kimboy74
17.02.2026 |
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"'Non è violenza, è tradizione', rise un terzo, e presto Eustachio si trovò sollevato da terra, le gambe divaricate, il corpo appeso come una bambola tra i loro muscoli..."
Nelle docce umide e fumanti della caserma, l'aria era densa di vapore e di quel silenzio teso che precede le tempeste. Eustachio, un ragazzo magro e inesperto di diciotto anni, fresco di leva obbligatoria, si era chinato per raccogliere la saponetta scivolata sul pavimento bagnato. Non aveva pensato alle storie che giravano tra i veterani: 'Non esporre mai il culo, piega le ginocchia e tieni la schiena dritta'. Lui, ingenuo com'era, si era abbassato con le gambe tese, offrendo involontariamente la sua apertura stretta e indifesa a chiunque fosse dietro di lui.I nove commilitoni, tutti più grandi e muscolosi, con i corpi segnati da tatuaggi e cicatrici di addestramenti duri, lo fissarono per un istante. Erano lì, nudi sotto l'acqua che scorreva, i loro cazzi già semi-eretti per l'eccitazione repressa della vita in caserma. 'Guarda un po' questo coglione', mormorò uno di loro, un sergente con il petto villoso e un ghigno famelico. Senza una parola, si avvicinarono, formando un cerchio intorno a Eustachio che, ancora chinato, non capì subito il pericolo.
Il primo, un tipo robusto con le mani callose, gli afferrò i fianchi con forza, le dita che affondavano nella carne morbida. 'Rilassati, pivello, è solo un gioco', sghignazzò, mentre spingeva la cappella grossa del suo cazzo contro l'ano di Eustachio. Non c'era lubrificazione, solo l'acqua tiepida che colava, e il ragazzo gridò quando la punta forzò l'ingresso, dilatando i muscoli tesi senza pietà. Il dolore fu lancinante, come un fuoco che lo squarciava, ma il sergente non si fermò: affondò di colpo, metà del suo membro spesso che spariva dentro di lui, pompando con spinte violente che facevano sbattere le palle contro le cosce di Eustachio.
Gli altri non aspettarono. Un secondo commilitone, con i capelli rasati e un piercing al capezzolo, gli si parò davanti, afferrandogli i capelli bagnati per tirargli la testa all'indietro. 'Apri la bocca, troia', ordinò, e ficcò il suo cazzo eretto tra le labbra di Eustachio, spingendo fino in gola. Il ragazzo tossì e si dimenò, ma fu inutile: ora era incastrato tra due corpi sudati, il culo sfondato da dietro e la bocca riempita da un'asta venosa che gli scopava il viso senza sosta. La saliva colava mista a lacrime, mentre il tizio gli teneva la testa ferma, scopandogli la gola con colpi ritmici che lo facevano soffocare.
Intorno a loro, gli altri sette si masturbavano furiosamente, i cazzi duri che pulsavano nelle mani, aspettando il loro turno. Uno si inginocchiò accanto, afferrando le palle di Eustachio e strizzandole con crudeltà, mentre un altro gli pizzicava i capezzoli fino a farli sanguinare. 'Non è violenza, è tradizione', rise un terzo, e presto Eustachio si trovò sollevato da terra, le gambe divaricate, il corpo appeso come una bambola tra i loro muscoli.
Il sergente venne per primo, ruggendo mentre scaricava fiotti caldi di sperma nel culo di Eustachio, il liquido che gocciolava fuori mescolato a un filo di sangue. Si ritrasse con un pop bagnato, e immediatamente un altro prese il suo posto: questo era più lungo, il cazzo che sembrava un'arma, e lo penetrò con una spinta che fece urlare Eustachio intorno al membro in bocca. L'uomo davanti eiaculò a sua volta, schizzando sborra densa sulla lingua e sul viso del ragazzo, costringendolo a ingoiare ciò che poteva prima di passare il testimone a un compagno.
Ora era un'orgia sfrenata. Due lo presero in contemporanea: uno nel culo, l'altro che provò a forzare l'ano già dilatato accanto a lui, stirando l'apertura al limite. Eustachio sentì la pelle strapparsi, il bruciore insopportabile, ma i loro gemiti lo coprivano, i corpi che si scontravano in un ritmo animalesco. 'Prendilo tutto, puttana della leva', grugnì uno, mentre pompava e il suo cazzo sfregava contro quello del compagno dentro lo stesso buco stretto.
Gli altri lo usavano a turno: uno gli ficcò il cazzo tra le chiappe, sfregando contro l'ano abusato senza entrare, eiaculando sulla schiena; un altro glielo spinse in bocca, facendogli leccare le palle pelose mentre si segava; due gli presero le mani, avvolgendole intorno ai loro membri per farli pompare fino all'orgasmo, lo sperma che schizzava sul suo petto e sul ventre. Eustachio era un relitto, il corpo coperto di lividi e fluidi, l'ano pulsante e aperto, ma loro non si fermarono. L'ultimo, un gigante con il cazzo curvo, lo ribaltò a pancia in giù sul pavimento bagnato e lo montò come un animale, scopandolo con colpi profondi che lo facevano scivolare sul piastrelle.
Quando ebbero finito, i nove si ritrassero, ridendo e dandosi pacche sulle spalle, lasciando Eustachio ansimante e tremante, il culo che colava sperma in una pozza sul pavimento. 'Benvenuto in caserma, ragazzo', disse il sergente, buttandogli la saponetta addosso. 'La prossima volta, impara la lezione.' Ma Eustachio sapeva che non ci sarebbe stata prossima volta: era solo l'inizio di notti infinite in quel mondo crudele, dove i cazzi regnavano supremi e il consenso era un lusso che nessuno si poteva permettere.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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